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venerdì 20 agosto 2010

Sissi - Elisabetta D'Austria le pettinature sono state ricostruite a cura di Lia Parrucche




Il mito di Sissi, la Mostra su Elisabetta d'Austria, Rivoli (31 agosto-19 settembre)
20 / 08 / 2010 - Il mito dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, universalmente nota come “la principessa Sissi”, rivive in una mostra-omaggio che espone testimonianze di un fascino senza tempo tra finzione e realtà storica.
Libri, edizioni rare, giornali d’epoca, dischi, francobolli, locandine e manifesti cinematografici, foto di scena, cataloghi di mostre, fotografie, ritratti, album di figurine, manifesti di spettacoli teatrali, bambole, accuratissime ricostruzioni di abiti e pettinature dell’epoca, gadget, figurine, francobolli, e memorabilia scompongono il mito dell’imperatrice d’Austria più amata e controversa di tutti i tempi: dalle mille sfaccettature della sua complessa personalità al culto per la bellezza e la cura maniacale per i lunghissimi capelli, dalla presunta anoressia di cui si dice fosse affetta ai numerosi viaggi, dalle poesie alle memorie di chi le stette vicino, dalle numerose biografie ininterrottamente pubblicate a partire dalla sua morte (improvvisa e violenta nel 1898) ad oggi alle più intense interpretazioni cinematografiche, con un omaggio dovuto a Romy Schneider che la interpretò quattro volte venendo diretta perfino da un grande maestro come Luchino Visconti in “Ludwig”. Il tutto arricchito da un inedito confronto con Margherita di Savoia, la prima regina d’Italia che l’imperatrice Elisabetta incontrò in ben due occasioni:
due donne diversissime per stile e carattere che il destino volle rendere nemiche sul piano politico e rivali in eleganza… uno “scontro” tra regine che propone un punto di vista originale, tutto al femminile, in vista dei festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Non una mostra su Sissi, ma sul suo mito: per cercare di capire come mai ancora oggi, a oltre centodieci anni dalla sua scomparsa, questa donna così bella e ribelle, sola e controversa, divide storici e studiosi coinvolgendo migliaia di appassionati che ogni anno si recano sui luoghi a lei cari, decretano il successo delle fictions a lei dedicate, incoronano campioni d’auditel i film con Romy Schneider ad ogni messa in onda e creano migliaia di pagine internet a lei dedicate!

La mostra è organizzata dall’Associazione Campo dell’Arte e dall’Associazione Atelier Gluck Arte, curata da Enrico Ercole, Elena Laviano e Tiziana Romanato, vanta il patrocinio culturale del Forum Austriaco di Cultura e la collaborazione del SisiMuseum di Vienna. L’evento è realizzato con il sostegno economico della Regione Piemonte e la partecipazione del Comune di Rivoli, di Tursimovest, della Provincia di Torino, di Piemonte Nuovo da Sempre e Viaggio nel Tempo. Le ricostruzioni degli abiti storici esposti sono di Tiziana Romanato e Diego Comandone, le pettinature sono state ricostruite a cura di Lia Parrucche-Legnano.

IL PERSONAGGIO
Entrata di diritto nella leggenda, Elisabetta d’Austria, a tutti nota semplicemente come La principessa Sissi, fu una delle donne più belle e discusse della sua epoca. Nata e cresciuta tra le montagne della Baviera, lontana dai polverosi cerimoniali della corte di Monaco, imparò da suo padre ad amare le cose belle del mondo, l’odore della libertà e la voglia di ribellarsi alle regole della società ottocentesca. Ma il destino aveva in serbo per lei ben altri progetti: a sedici anni sposa Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria. Come una farfalla attratta dalle luci di una stanza scintillante, Sissi rimane imprigionata tra le strette maglie del cerimoniale della corte viennese. Troppo ribelle per sottomettersi, troppo orgogliosa per trascurare se stessa, troppo libera per restare chiusa in un palazzo dorato, troppo ostinata per rinunciare ai propri progetti, comincia a viaggiare, a praticare sport, a preferire il mare e la montagna alle grigie strade di Vienna, a scrivere poesie, a detestare la mediocrità dei membri della corte e della sua famiglia. Alla compagnia del marito, amatissimo, ma sempre in divisa e lontano, preferisce quella dei nobili ungheresi, dei suoi cani, dei suoi cavalli, del cugino Ludwig, re di Baviera costruttore di castelli da fiaba, e dei membri più stravaganti del suo entourage. Una fuga durata sessantun anni, terminata tragicamente un tiepido pomeriggio di settembre sulle rive del lago di Ginevra, quando la mano armata di un anarchico mette fine alla sua esistenza per consacrarla alla leggenda. Con la sua vita fatta di eccessi, dalle cure maniacali riservate ai lunghissimi capelli all’attività fisica (si fece installare a palazzo reale una vera e propria palestra), dalle diete estenuanti alle lunghissime ore di cammino e equitazione, dall’amore per la poesia a quello per i viaggi, Elisabetta resta un’incognita da risolvere. Dopo lo straordinario successo dei film con Romy Schneider negli anni Cinquanta il mito di Sissi si consacra alla notorietà planetaria con un uno stereotipo distorto, dolciastro, che non ha nulla a che vedere con la vera Elisabetta, che fu in realtà una donna molto sola, autoritaria e a tratti perfino egoista, dolcissima con chi meritava il suo affetto spietata con chi non era degno di entrare a far parte della sua cerchia. Eppure le fictions a lei dedicate riscuotono successi clamorosi, così come i musicals, i convegni, le biografie, i documentari e le numerose esposizioni che ogni anno le vengono dedicate in tutto il mondo.

LA MOSTRA
Organizzata dall’Associazione Campo dell’Arte, in collaborazione con l’Associazione Atelier Gluck Arte, la mostra espone varie testimonianze relative al mito di Sissi producendo un percorso tematico che ne affronta i punti cardine. La parte biografica è affidata principalmente ai ritratti e stampe che narrano la sua vita, dalla nascita nel 1837 alla drammatica morte per mano di un assassino nel 1898:
splendide riproduzioni dei ritratti più celebri dell’imperatrice, del marito Francesco Giuseppe, del figlio Rodolfo e dell’amato cugino Ludwig aiutano il visitatore a prendere confidenza con i personaggi che ebbero per Sissi grande importanza affettiva. La cronaca degli eventi è lasciata a giornali dell’epoca, cartoline, stampe commemorative, tra cui la riproduzione della prima pagina del corriere della sera del 12 settembre 1898 interamente dedicata alla notizia dell’assassinio dell’imperatrice. Osservando gli oltre cento volumi dedicati alla sua vita, alle sue poesie, ai luoghi da lei amati sarà possibile comprendere quanto la sua personalissima vicenda umana abbia interessato storici e biografi fin dagli anni immediatamente successivi la sua morte (1898) ad oggi. Si parte dal 1930 della prima edizione della biografia di Egon Conte Corti per arrivare alle riedizioni dei diari dell’amata figlia Maria Valeria, dell’infelice nuora Stefania del Belgio, del suo lettore di greco, della sua ultima dama di compagnia: tutte persone che le stettero vicine in modo diverso e che danno di Elisabetta ritratti diversi. Alcune riproduzioni delle sue poesie ci parlano del suo rancore verso la mediocrità di chi le stava intorno e dell’odio che provava per la falsità dell’essere umano, ma anche della dolcezza che era capace di riservare a chi amava. La grande attenzione che riservava alla propria, ammiratissima, bellezza fisica è testimoniata da due accuratissime riproduzioni di suoi abiti curate da Tiziana Romanato e Diego Comandone: il celebre abito bianco da gran gala indossato da Sissi nel ritratto di Winterhalter, quello che l’ha consacrata alla fama mondiale quando ancora era in vita, e uno dei suoi tipicissimi abiti neri che non smise mai di indossare a partire dal 1889, anno in cui il figlio Rodolfo di suicidò a Mayerling. Due Sissi diversissime ma complementari: quella risplendente nell’abito di corte che sembra incarnare lo spleen dell’Austria Felix e quella più intima, dolorosa e rassegnata degli ultimi anni. Gli abiti sono completati da due ricostruzioni delle celebri pettinature (a cura di Lia Parrucche-Legnano) con cui Elisabetta amava raccogliere la lunghissima chioma che le arrivava ai polpacci: quella imperiale con i celebri stelloni di diamanti (riproduzioni messe appositamente a disposizione dal SisiMuseum di Vienna) e quella più “raccolta” usata per tutti i giorni e raccolta in una sofisticata retina di treccine.
Uno spazio è ovviamente dedicato al cinema. Se ancora oggi il mito di Sissi è bene impresso nell’immaginario di giovani e meno giovani il merito va senz’altro ai numerosi film dedicati al personaggio, prima fra tutti la trilogia di Ernst Marishka (1955-57) con Romy Schneider: film che ancora oggi riscuotono enormi successi quando vengono mandati in onda. Presente in mostra anche la Sissi più matura e veritiera che Romy tornò a interpretare nel 1973 “Ludwig” diretta da Luchino Visconti. Locandine, foto di scena e manifesti cinematografici originali testimoniano questo percorso formidabile ricordando che anche la bellissima Ava Gardner interpretò il ruolo nel colossal “Mayerling” di Terence Young nel 1960.
Il mito continua con l’esposizione di manifesti di mostre dedicate a Sissi nel corso degli anni, con una significativa esposizione di gadget appositamente inviati dallo shop del SisiMuseum di Vienna, con libretti di sala di musical e concerti a tema, riviste, album di figurine (tra cui un rarissimo esemplare completo dell’album pubblicato dalla Lampo nel 1954 in occasione del’uscita del primo film con Romy Schneider), fotoromanzi, libri fotografici, puzzle, giochi, riviste per bambini e pubblicazioni di ogni tipo.
Grazie alla collaborazione del Dott. Dino Ramella, che mette a disposizione alcune preziose testimonianze dedicate alla prima regina d’Italia, la mostra propone per la prima volta un insolito accostamento. Elisabetta d’Austria sarà messa a confronto con Margherita di Savoia: l’imperatrice austriaca e la prima regina d’Italia si incontrarono in due occasioni diverse, nel 1881 in Austria nel corso di una visita ufficiale e nel 1895 a Venezia. Due regine quanto mai lontane nel modo di svolgere il loro ruolo istituzionale, due donne diversissime per aspetto fisico e carattere che si trovarono per volere del destino gomito a gomito da “nemiche”: Sissi non perdonò mai agli italiani di aver cacciato gli austriaci dal Lombardo Veneto e soprattutto di aver “rubato” il trono alla sorella Maria Sofia, regina di Napoli. Un omaggio tutto al femminile, lontano dai trattati politici e dai campi di battaglia, in vista dei prossimi festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Insomma, un lungo percorso che ci mostra quanto questa donna bellissima, controversa, triste, sappia ancora oggi esercitare un fascino incredibile su grandi e piccini: che sia lo sfarzo della corte di Vienna da lei tanto avversato oppure il singolare dolore di una donna bellissima in perenne fuga da se stessa, c’è sempre qualcosa in lei che affascina il lettore, il turista, il regista, lo studioso, lo storico. A questo aspetto abbiamo cercato di dedicare questo evento.

Mostra

Elisabetta d'Austria
Il mito di Sissi

Quando?

dal 31 agosto al 19 settembre 2010
martedì-venerdì: 15.00 -19.00
sabato-domenica: 10.00-13.00 e 15.00-19.00
domenica 12 settembre, in occasione della grande rievocazione storica C’era una volta un re che tutti gli anni coinvolge l’intera città di Rivoli, si terranno visite guidate alla mostra (ingresso gratuito, prenotazioni: 011/9563020 oppure 011/9561043)
Dove?

Casa del Conte Verde
via Fratelli Piol 8 - Rivoli (Torino)
Costo?

ingresso libero
Info

tel 011.9563020
tel 011.9561043
sito www.elisabeth-sissi.org

martedì 10 agosto 2010




Museo di Caviè - Museo di "Pels"


La bellissima “Casa della Meridiana”, illustre esempio di architettura alpina, così chiamata per l’orologio solare dipinto sulla facciata a sud, oggi è sede del Museo di “Pels”. Dall’occitano Museo dei Capelli, custodisce e tramanda gli strumenti, i documenti e i reperti storici riguardanti l’antico e singolare mondo dei “Pelassiers” (“Caviè” in piemontese), i raccoglitori di capelli che già alla fine del XIX secolo ogni inverno lasciavano Elva carichi di chiome fluenti, acquistate, lavate, ordinate per lunghezza e colore, che rivendevano all’estero ai grandi produttori delle più pregiate parrucche.

Il museo ricostruisce le varie fasi della lavorazione dei capelli e raccoglie testimonianze, fotografie, immagini e documenti commerciali del mestiere.

Il percorso comprende anche la visione di uno splendido film-documentario intitolato "La strada dei capelli". Sono a disposizione dei visitatori anche audio-guide in italiano, inglese, tedesco e occitano.





Informazioni


PERIODO DI APERTURA:
Aperto tutto l’anno

ORARIO:
Novembre: venerdì, sabato e domenica 9.00 - 12.00 e 15.00 - 18.00
Su prenotazione negli altri giorni

VISITE (tipologia):
Visita Guidata

VISITE SCUOLE:
Si

INGRESSO:
A pagamento
2,00. € intero
1,50. € ridotto

INFORMAZIONI TURISTICHE:
Altitudine m. 1637 s.l.m.
Sui pendii e vallette della parte alta sono sparpagliate la maggior parte delle borgate, mentre in basso, sull'asse del torrente, ce ne sono alcune e i mulini.
La Chiesa di Elva, la cui costruzione si fa risalire al XIII secolo con aggiunte e modifiche negli anni successivi che le hanno fatto assumere un aspetto particolare e complesso è un gioiello della Valle Maira. Nella sua parte più antica custodisce gli esempi di una scultura locale la cui espressione non ha nulla da invidiare alle opere dei conti maggiori più celebrati della pianura. Un ciclo di affreschi adornano le parti del presbiterio, opere di Hans Clemer, fino a poco tempo fa conosciuto come il maestro d'Elva.

SERVIZI
BAR/ CAFFETTERIA: si
RISTORANTE: si
BOOKSHOP: si
GIARDINO: si

SERVIZI A RICHIESTA:
SALA CONFERENZE: si
POSTI A SEDERE: 30

CURATORE SCIENTIFICO: Franco Baudino






Indirizzo e Contatti


Emporio alimentari "La Butego"
Casa della Meridiana
Borgata Serre
12020 Elva (CN)

TELEFONO: 340 9846508

Come raggiungerci
A6 TO-SV uscita Marene - Savigliano - Villafalletto - Busca - Dronero - Valle Maira - Elva

parrucche ed affini in mostra a Barcellona

Peli da collezione: da Napoleone a Grace Kelly

Dall’8 settembre al 15 novembre resterà aperta una mostra piuttosto particolare che riunirà più di 400 pezzi di parrucche e toupet del Meseu Diocesà di Barcellona e la mostra comprenderà diversi capelli appartenuti a Napoleone e tagliati all’imperatore dal dottore O’Meara, il suo chirurgo nell’isola dell’Elba e che saranno il fiori all’occhiello dell’ esposizione ‘Art Coiffure, L’Arte del Parrucchiere’.

La mostra ha in esposizione la collezione privata del parrucchiere di Barcellona Raffel Pages. Studiata come un viaggio cronologico nella storia dell’acconciatura dei capelli dei vari personaggi la mostra si ferma su tutte le tecniche, acconciature, tagli e tendenze nelle colorazioni, così come tutti i complementi specifici per adornare le teste.

I capelli di Napoleone non saranno gli unici pezzi illustri, si potranno vedere inoltre un toupet di Grace Kelly del 1970, creato con i suoi capelli da Alexandre, il parrucchiere della casa reale monegasca ed una meché di Salvador Dalí che ha regalato a Llongueras in cambio di certe foto. Pages, a Europa Press, ha confessato: “Sono un collezionista compulsivo”, e ha sottolineato che al di là dei pezzi da mitomani ci sono anche oggetti storici, come un prezioso diadema d’oro del IV secolo a.C., e così anche quadri e libri del XVI, XVII e XVIII secoli unici nel loro genere e che appartenevano alla Chiesa, che come ha ricordato il parrucchiere, era l’istituzione incaricata, durante i secoli, di fare tendenze con le varie acconciature che si sono susseguite nei secoli.

La collezione di Pages è considerata la più importante al mondo sui parrucchiere: tra oggetti e libri ci sono più di 10.000 pezzi e una parte è esposta in forma permanente in un grande locale che il parrucchiere ha a sua disposizine nella Rambla Catalunya di Barcellona. In cambio la sua intenzione è costruire un grande museo, possibilmente a Parigi o Madrid, dove potrà contare sull’appoggio della presidentessa della comunità, Esperanza Aguirre.

Tutto ha avuto inizio nel 1960, quando Pages, di ritorno da Parigi ha visto come suo padre rinnovava il negozio da parrucchierre che aveva nella zona alta di Barcellona. Da quel momento ha cominciato a collezionare apparecchiature per parrucchieri ed ha acquisito un casco per la permanente e da 50 anni a questa parte, ogni settimana ha acquistato un oggetto nuovo.

Maria Luisa L.Fortuna

sabato 31 luglio 2010

barbe e parrucche per una rapina...

Legano i clienti per un'ora
e rapinano la banca: arrestati
Parrucche e barbe finte in una filiale di Sottomarina
Travisati da parrucche e barbe finte due rapinatori di orgine piemontese hanno assalito ieri, ma la notizia è stata resa nota solo questa mattina, la filiale Unicredit di Sottomarina. Dopo aver immobilizzato per oltre un'ora, tre impiegati e quattro clienti, la coppia era riuscita a prelevare oltre 30.000 euro. All’uscita dalla banca però i malviventi hanno trovato ad attenderli i carabinieri che li hanno arrestati In carcere sono finiti due torinesi Giovanni Giolitto (57), con numerosi precedenti e di Luigi Cucinelli, (48) professionista del tiro al piattello. Un terzo malvivente è tuttora ricercato. I tre, ieri pomeriggio, sono entrati nella banca, travisati con bavagli, parrucche, baffi finti e berretti, e armati di taglierini e pistola poi rivelatasi giocattolo. Si sono fermati nell’istituto di credito per poco meno di un’ora, in attesa che il meccanismo di sicurezza del bancomat si sbloccasse. Tre persone, tra le sette presenti in banca, sono state legate. All’apertura elettronica della cassa i banditi si sono impossessati di 31.709,64 euro e del contenuto di alcune cassette di sicurezza, non ancora quantificato. Poi sono usciti dalla banca, ma si sono trovati davanti i carabinieri che ne hanno bloccato due mentre il terzo è riuscito a scappare. È stato recuperato gran parte del bottino, oltre 30.000 euro, e ritrovata una vettura rubata mesi fa a Torino mesi va, probabilmente usata dai banditi per arrivare a Chioggia. Per i carabinieri si tratta di professionisti: indossavano due ’stratì di vestiti per potersi cambiare subito; uno aveva messo sulle punte delle dita colla per non lasciare impronte. L’allarme è stato fatto scattare da colleghi e clienti della banca insospettiti dal fatto che nessuno rispondeva al telefono fisso e al cellulare.

fonte http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/31-luglio-2010/legano-clienti-un-ora-rapinano-banca-arrestati-1703496504669.shtml

giovedì 29 luglio 2010

Processo alla banda delle parrucche

Processo alla banda delle parrucche
La sentenza: "Solo uno è un rapinatore
Sette anni e mezzo a Sale, assolto Carta. Appassionante processo per i colpi in banca a Sassari, la sentenza dopo una lunga camera di consiglio. I banditi agivano con grandi parrucche. L’inchiesta ripartì dopo l’arresto per un colpo fotocopia in banca a Terralba SASSARI. Solo uno dei due imputati partecipò a uno dei quattro colpi messi a segno dalla «banda delle parrucche», così chiamata dagli investigatori per le capigliature posticce usate dai malviventi per non farsi riconoscere.

Dopo sette ore di camera di consiglio, alle 21 di ieri i giudici del tribunale hanno condannato un imputato e assolto l'altro al processo per i colpi in banca a Sassari. Il collegio presieduto dal giudice Pietro Fanile (a latere Carla Altieri ed Elena Meloni) ha scagionato da tutte le accuse Graziano Carta, 28 anni, di Siniscola. I giudici hanno invece inflitto sette anni e sei mesi ad Antonino Sale, 45, di Lula ma residente a Bitti. L'uomo è stato condannato per la rapina del 19 settembre 2008 al Banco di Sardegna di via Rolando. A Sale veniva imputato anche il colpo dell'agosto 2008 ad Arzachena, ma da questa accusa è stato assolto.

La sentenza è arrivata nove mesi dopo gli arresti dei due imputati ed è la prima verità processuale su una vicenda che, tra il 2008 e il 2009, impegnò i carabinieri e la polizia in una indagine complessa. Un lavoro investigativo che ha convinto il pm Michele Incani. Ieri il pm aveva chiesto sette anni e sei mesi di reclusione per ciascuno degli imputati. Quello appena finito è stato il classico processo indiziario, interessante sotto il profilo procedurale e che ha impegnato le parti in schermaglie appassionanti. Da una parte c'era il pm Incani, convinto sostenitore della colpevolezza dei due imputati. Dall'altra parte della barricata processuale c'erano gli avvocati nuoresi Pasquale Ramazzotti, Antonio Busia e Anna Rita Pau.
Ramazzotti difende Graziano Carta, Busia e Pau assistono Antonino Sale. Ieri gli avvocati si sono dedicati alla meticolosa opera di destrutturazione delle prove a carico degli imputati. Argomentazioni che evidentemente hanno convinto i giudici solo nella parte che riguardava Graziano Carta.
La storia è complessa. L'inchiesta sulle rapine sassaresi ripartì, nel novembre del 2008, con l'arresto di Graziano Carta per un colpo in banca a Terralba. Un blitz che riproponeva il canovaccio di altri quattro blitz analoghi a Sassari e ad Arzachena. Dopo il fermo di Carta, trascorsero altri mesi prima che gli investigatori puntassero contro di lui e Sale. Secondo polizia e carabinieri i due erano gli imprendibili autori dei colpi a mano armata che nel 2008 avevano fruttato un bottino di circa 130 mila euro. Tutti i colpi furono messi a segno con lo stesso modus operandi e con l'impiego di due auto: una Golf grigia e un'Alfa Romeo 147 nera.
Il nucleo operativo della compagnia sassarese arrivò a Sale seguendo le tracce della Golf grigia dei rapinatori. Un'auto identica alla sua. Pronta, ieri, la replica degli avvocati: il giorno della rapina, la Golf era ferma in officina per la sostituzione del parabrezza. Una tesi che però non ha convinto i giudici.

fonte http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/processo-alla-banda-delle-parrucche-solo-uno-e-un-rapinatore/2209973

giovedì 15 luglio 2010

IL MESTIERE DI RACCOGLIERE I CAPELLI, LO RACCONTA UN MUSEO

IL MESTIERE DI RACCOGLIERE I CAPELLI, LO RACCONTA UN MUSEO
Oggi si vendono su Ebay o in appositi negozi, e si e' pure pensato di raccoglierli in trecce per fermare l'emorragia nera nel golfo del Messico. Servono a fare parrucche, extensions, toupet, acconciature posticce, e 30 cm valgono circa 45 euro. I capelli si commerciano, e non da ieri: fino a pochi decenni fa le ragazze delle campagne ne vendevano trecce lunghissime in cambio soltanto di un pezzo di stoffa. A raccoglierli, i cavie', o pelhassiers: uno dei tanti mestieri itineranti che si sono persi con il boom economico, e che nelle valli cuneesi era molto diffuso.

A Elva (Cuneo), in valle Maira, apre per tutto luglio il Museo dei Pels, una collezione etnografica dedicata alla figura dei raccoglitori di capelli. Nel paesino della Valle Maira - centotre abitanti, una corona di montagne e l'antica parrocchiale di Santa Maria Assunta, con affreschi del Quattrocento e campanile romanico - quella dei capelli era, almeno a partire dall'Ottocento, una vera e propria industria che impiegava 500 degli allora mille abitanti.

I cavie', come venivano chiamati nel dialetto locale, partivano all'inizio dell'autunno, quando i lavori agricoli erano terminati, verso il Veneto, a caccia di donne e ragazze disposte a cedere le proprie chiome per qualche lira, o piu' spesso per un pezzo di stoffa o un foulard. Il 12 maggio rientravano tutti a Elva: era San Pancrazio, la festa del Patrono. Come tutti i mestieri itineranti dell'epoca - arrotini, stagnini, acciugai - battevano tutta l'Italia del Nord, fino al mare. I capelli piu' pregiati erano quelli piemontesi; il Friuli era un bacino di caccia eccellente, piu' giu' delle Marche non si scendeva perche' i capelli delle donne del sud erano giudicati troppo spessi e scuri. Di solito compravano a trecce, ma in caso di scarsita' andavano bene anche i capelli rimasti nel pettine o ''cavei del pentu'', da cui l'espressione ''del pentu'' per indicare qualcosa di poco valore.

Tornati ad Elva, i cavie' affidavano i sacchi di capelli a donne e ragazze, che li pettinavano e li lavavano, mazzettandoli a seconda del colore, della lunghezza e della testura, poi li spedivano ai grossisti. I capelli diventavano parrucche pregiate per nobili e alti borghesi in tutta Europa e oltre: i capellai di Elva commerciavano con la Francia, la Gran Bretagna, la Germania, gli Stati Uniti, l'Argentina, l'Australia.

La storia di questo mestiere e' ricostruita al museo di Elva, che apre solo su prenotazione durante tutto l'anno e a luglio e' invece eccezionalmente sempre aperto. Ospita testimonianze, fotografie, immagini, documenti commerciali. Il percorso comprende anche la visione di un film-documentario intitolato ''La strada dei capelli'', e audioguide in italiano, inglese, tedesco e occitano.

Per informazioni e approfondimenti sulla storia dei cavie', www.comune.elva.cn.it. (ANSA).

giovedì 8 luglio 2010

parrucca e rapina:arrestato

Trucco, parrucca e tailleur per apparire una donna. E per ingannare le telecamere degli impianti di sorveglianza delle banche. Eppure tutti si rendevano perfettamente conto che si trattava di un travestito quando effettuava le sue rapine. L’ultima in ordine di tempo alla filiale della Banca del Piemonte di San Mauro, lo scorso 16 giugno. Qui aveva puntato il taglierino alla gola di un cliente per costringere il personale a consegnargli 5mila euro. Il malcapitato era stato usato come scudo anche durante il tentativo di fuga del travestito, che poi era riuscito a fare perdere le sue tracce. Le testimonianze dei presenti, i fotogrammi dei filmati, l’occhio attento di un maresciallo e un paziente lavoro di comparazione di immagini, però, hanno permesso di inchiodarlo. Lui si chiama Marco Dvorscheg, è un italiano di 49 anni ufficialmente senza fissa dimora ma in realtà abita a casa della fidanzata, in strada del Cascinotto a Torino. Quando i carabinieri di San Mauro hanno diffuso i fotogrammi con lui vestito da donna forse non speravano di incastrarlo così presto. Ma un maresciallo della stazione torinese di Regio Parco, guardando le foto, si è ricordato di alcuni particolari inequivocabili che aveva notato in un suo precedente “cliente”. Così sono state messe a confronto la sua immagine segnaletica e i fotogrammi e si è arrivati a stabilire, comparando le macchie della pelle della spalla e le rughe sul viso, che il travestito non poteva essere che lui. Così i militari lo hannos tanato a casa. Lui ha accennato un tentativo di fuga, ma presto si è arreso. Dei 5mila euro non c’era più traccia. Scomparsi insieme a trucco, parrucche e tailleur. Una sparizione che però non è riuscita a evitargli la galera.

fonte Davide Petrizzelli Leggo

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